Assemblea 16 giugno - Milano


#41

A quanto ho capito io, ci sono due tendenze, entrambe ancora piuttosto fumose, nel senso che non è chiaro se ci sia una preferenza per l’una o per l’altra o per entrambe ed eventualmente come fare per conciliare le due cose. Da una parte c’è stata la proposta da più parti che Possibile tenti la strada del tutto autonoma, raccogliendo le firme per comparire sulla scheda elettorale, ed è un’idea che appoggio. Da altre parti, anche consistenti, si diceva che un’alleanza sia non solo opportuna ma necessaria, per far sì che raggiungiamo un elettorato più vasto possibile. In particolare, lavorare con i Verdi alto-atesini raccoglieva molto favore, come non avere più a che fare con i Verdi Italiani era altrettanto plebiscitario. Neanche l’idea di uno sforzo comune col PD attuale è stata vista bene. Qualcuno ha anche parlato dell’unione delle forze di sinistra, progressiste, ma mi pare che, tra gli atteggiamenti e i risultati di SI e compagnia, che la cosa non raccogliesse troppo favore. In genere mi pare che i più siano stufi dei distinguo da spacca-capello che caratterizzano troppi gruppetti a sinistra.


#42

Condivido tutti i 6 punti in pieno e ti ringrazio per questa eccellente sintesi, un quadro d’insieme impossibile da avere per altre vie in maniera così dettagliata. Senza dilungarmi su ogni punto, mi soffermo su quelli che secondo me pungono nel vivo di questo partito:

il punto 1, con un’implementazione di Partecipazione Possibile, chiamando noi iscritti a votare molto più spesso di quelle due votazioni all’anno per il bilancio e poco più, e magari anche una riforma in meglio di questo straordinario strumento di comunicazione tra iscritti che è Vie Possibili, facendone un canale diretto tra noi iscritti e la dirigenza del partito, segretario e CO e CS in primis;

il punto 2 assimilabile al 3, per una maggiore presenza sul territorio, e la struttura di Possibile articolata in comitati territoriali è adattissima per questo scopo se si riuscisse a crearne molti di più di comitati, presenti in modo capillare in ogni regione in tutta Italia - non abbiamo soldi, ma il passaparola è gratis e i social esistono apposta, diffondiamo le nostre idee e facciamo sapere che esistiamo a più persone possibile;

ma soprattutto il punto 6: anche io non accetto la definizione di Possibile partito prima di tutto femminista, è un vulnus, è un elemento radicale che tende alla chiusura e all’esclusione di altri elementi fondamentali (di cui hai parlato egregiamente nella tua sintesi) quando la nostra vocazione deve essere l’inclusione (non a tutti i costi, ma perseguita più possibile); sono d’accordo che questo femminismo estremista sia più una priorità personale del segretario Beatrice Brignone (per piacere, decliniamo al maschile i sostantivi maschili da vocabolario, basta con questo femminile ad ogni costo - non se ne può più di segretarie, sindaca, magistrata, capitana o addirittura “personaggia”, termine usato da Lidia Ravera a Fahrenheit su Rai Radio 3 mesi fa per i personaggi femminili di un suo romanzo) che del partito nel suo complesso. Condivido in pieno che Possibile non è un club per le donne ma un movimento politico - aggiungo io - aperto a tutti i sessi e a tutte le classi sociali svantaggiate e a chiunque sia vittima di ingiustizie e abusi di ogni genere; un movimento politico con una piattaforma programmatica vasta e articolata che non può essere rinchiusa nello strettissimo recinto del partito innanzitutto femminista.

Avevo detto che non mi sarei dilungato, ma la passione politica in generale e questo argomento in particolare mi hanno molto infervorato, come sempre quando tratto di politica. Spero questo mio modesto intervento abbia apportato elementi utili quantomeno ad un confronto tra noi frequentatori di questa piattaforma e di questa specifica discussione. A presto!


#43

Lorenzo, io sono un uomo e sono femminista. Così come sono, per esempio, ambientalista (o dire che sono ambientalista non è “inclusivo”? Certo, non lo è nei confronti di chi ad esempio nega l’emergenza climatica, così come il femminismo non è inclusivo nei confronti di chi femminista non è… ma questo è talmente ovvio che non credo meriti una discussione).
Io non credo che il femminismo tolga nessun valore alla nostra battaglia. Semmai ne aggiunge.


#44

La mia filippica a sostegno del punto 6 di Alfredo non vorrei venisse interpretata come un anti-femminismo di stampo sfacciatamente maschilista, perché non lo è affatto, come non si può dire di me che non sia a sostegno della causa femminista.

Mi sono infervorato e ho scritto molto circa quell’argomento, e a mia difesa ti rimando all’ultima parte del penultimo paragrafo del mio post (volevo fare il copia e incolla ma da Smartphone non mi riesce).

Io ho scritto e ribadisco che Possibile non è un club per sole donne ma un movimento politico aperto a TUTTI I SESSI e TUTTE le battaglie civili e sociali per i diritti di ogni persona in difficoltà e svantaggiata, al fianco degli ultimi e dei dimenticati da tutti;

ho parlato di movimento politico che non può essere rinchiuso nello strettissimo recinto di “partito INNANZITUTTO FEMMINISTA”: converrai con me che il femminismo radicale perseguito dall’attuale dirigenza del partito non fa proprio benissimo allo stesso.

È ovvio che la lotta femminista non toglie ma aggiunge valore e forza alle nostre battaglie, ma deve essere femminismo concreto e costruttivo: tra i secoli 1800 e 1900 il femminismo era propugnato dalle suffragette per il diritto di voto; poi si è passati, con la stagione iniziata nel 1968, alla libertà sacrosanta dei propri costumi sessuali contro la doppia morale ipocrita plurisecolare dell’uomo-che-fa-cosa-vuole e della donna-casa-chiesa-marito, con l’arrivo finalmente del divorzio e dell’aborto; poi negli ultimi anni, il dibattito ancora in corso, e più che mai urgente, della fecondazione artificiale e gestazione per altri.

Questo è femminismo concreto e costruttivo per me, non declinare al femminile a tutti costi sostantivi maschili da vocabolario: se fossi donna sarei contenta di essere sindaco, perché da donna ho espugnato una carica prestigiosa che hanno sempre ricoperto uomini, tanto da essere declinata al maschile; non sentirei quindi il bisogno di essere chiamato “sindaca” perché non aggiunge nulla, anzi godrei del mio titolo di “sindaco” al maschile perché è la dimostrazione di quanto me lo sono sudato - lo stesso vale per tutte le segretarie, magistrate, capitane ecc. - ho reso l’idea di cosa pensavo e penso quando ho scritto quel post ieri?

Questo tipo di femminismo sterile e spesso infantile, secondo me fa più male che bene alle donne e alla loro e nostra causa: pensa al #MeToo, che ha dato la stura a una caccia alle streghe (anzi, per la precisione al maschio) senza precedenti, degna come metodo del Maccartismo, con donne sincere e veramente vittime che, uscite allo scoperto dopo anni di sofferenze taciute, sono state oscurate, demonizzate e non credute per colpa di altre donne che volevano solo apparire e hanno seriamente intaccata e infangata la credibilità delle vere vittime e del movimento di protesta.

Concludo dicendoti che per mia storia personale e intellettuale non posso che essere sempre e comunque per la lotta femminista e per la difesa dei diritti delle donne - però voglio femminismo vero, concreto, come quello di chi lottava per diritto di voto, divorzio, aborto, liberalizzazione dei costumi sessuali all’insegna dell’uguaglianza di tutte le donne e gli uomini - non femminismo che, passami il termine camilleriano, si amminchia sulla declinazione al femminile di ogni sostantivo in stile Laura Boldrini.

Per qualunque altro chiarimento, approfondimento e confronto mi troverai sempre disponibile su questa piattaforma - e grazie per avermi risposto, se non dibattiamo tra noi iscritti per primi come possiamo espandere la nostra comune causa di Possibile là fuori, tra tutto il nostro potenziale elettorato? A presto!


#45

Ciao Lorenzo,
le tue posizioni sono legittime. Io però credo che dovrebbero essere le donne a decidere, per esempio, se vogliono essere chiamate “sindaco” o “sindaca”. Allo stesso modo, non credo che debbano essere gli uomini a decidere quale forma deve avere oggi il femminismo, altrimenti rischiamo di cadere nel mansplaining (= uomini che spiegano alle donne cose che magari le donne conoscono anche meglio). Sono d’accordo che definire Possibile un “partito innanzitutto femminista” possa rischiare di mettere in ombra altre battaglie altrettanto importanti e significative, ma io la vedo anche come una provocazione: è indubbio che viviamo in un paese dove su questo fronte c’è ancora una battaglia molto grande da fare, anche dentro la “famiglia” della sinistra. Già il fatto che a parlare di questo in questa stessa discussione siamo stati finora io, te, Alfredo e Steve (tutti uomini!) e nessuna donna, non ti pare indicativo di qualcosa?
Grazie per gli spunti di riflessione.


#46

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Contributo alla discussione


#47

Sottoscrivo al 1.000 per cento.


#48

Perfettamente d’accordo con te Samuele. Il declinare i nomi al femminile poi, permettimi caro Lorenzo, non è un vezzo, non è femminile ad ogni costo, è nominare una metà del mondo. Dovremo fare un po’ più di formazione sulla storia del femminismo in Italia per capire che in questo momento, in questo Paese, dirsi femministi non è escludente anche perché questo partito è insieme a questa molte altre cose. Dirsi femministe non vuol dire escludere nessun sesso, come dimostra il fatto che dal movimento femminista è nato anche il movimento LGBTQ.


#49

Scusa Lorenzo, però anche su questa cosa dei nomi: tu hai diritto di sentirti chiamare professore, sindaco e magistrato, ed io il diritto di essere chiamata sindaca, magistrata, professora, proprio perché rivendico l’accesso ai quei ruoli che si declinano al maschile, perché alle donne sono stati sempre negati, e rivendico anche una visibilità e una diversità di genere. Se provi a vederla da questo punto di vista la questione cambia e, se permetti, la questione riguada più le donne come soggetti che decidono che il fastidio di alcuni … legittimo, per carità, ma che decidano le donne (e molte, infatti, preferiscono il nome declinato al maschile, cosa che io non condivido, ma rispetto). Ripeto, penso che dovremmo tutti/e, io compresa, prendere qualche lezione di storia del femminismo per capire meglio come ci collochiamo su queste ed altre sicuramente più dirimenti questioni.