Cambiare la legge elettorale subito


#1

Lo stallo politico che da anni danneggia il popolo italiano è colpa di questa assurda ed attuale legge elettorale che a mio avviso va cambiata subito, a tal proposito io userei la stessa legge elettorale che si usa per l’elezione diretta dei Sindaci.


#2

Che la legge attuale vada cambiata è palese. Che il sistema usato per i sindaci vada bene è possibile, ma sarebbe da approfondire.


#3

concordo pienamente che deve essere approfondita e modificata al livello di Camera e Senato, rivedere gli sbarramenti le liste bloccate i collegi, etc etc ma a mio avviso è un’ottima legge per poter vedere operare un governo per 5 anni


#4

Senza dubbio bisogna ridiscutere la legge elettorale, soprattutto bisognerebbe ripensare alle preferenze per i candidati, perché è li che il cittadino ha libertà di pensiero e (i coscienziosi) premiano la competenza. Ma se si considera il sistema di elezione dei Sindaci attuale, vengono assegnati i 2/3 oppure i 3/5 alla coalizione del Sindaco vincente (in questo caso nelle primarie sarebbe per la coalizione con % maggiore). Significherebbe praticamente consegnare il Paese nelle mani della coalizione con la maggiore percentuale. E sappiamo qual è lo scenario attuale. A parer mio optare per una legge elettorale proporzionale pura con preferenze andrebbe più che bene.


#5

Per quanto un sistema proporzionale sia il sistema più rappresentativo, e dunque tendenzialmente il più democratico, il sistema maggioritario offre maggiori garanzie di governabilità, ma a patto di non includere effetti distorsivi. Ironicamente (molto!!!) sarei d’accordo con Salvini per un maggioritario puro, ogni deputato eletto singolarmente in ciascuna circoscrizione, ma a patto di superare il 50% non solo dei votanti ma del totale degli aventi diritto, altrimenti si rivota tra i primi due. Nessun “premio” di maggioranza, gli eletti sono quelli e basta, poi si vota il premier in parlamento. Questo ridurrebbe molto il peso delle segreterie dei partiti, legando i deputati agli elettori. Magari, in alternanza un senato eletto con puro proporzionale, e magari a livello regionale, suddivendo il numero per popolazione, con la preferenza ovviamente.


#6

Ma la governabilità è un valore assoluto? Ha dimostrato di garantire che i programmi elettorali fossero rispettati? Uguaglianza e rappresentanza, lo sono anche, valori assoluti?
Saremmo , se fossimo un partito unitario, un partito-Stato?
Alfredo, ma anche gli iscritti e gli auspicabili elettori di Possibile, credo che dovremmo chiarire bene bene cosa ci caratterizza, che la scelta è fondamentale.


#7

Ma un maggioritario basato in primis sul concetto del quorum della totalità degli aventi diritto, non solo i votanti effettivi nella singola circostanza, non sarebbe una garanzia di rappresentivita’? Certo, la riduzione dei parlamentari, soprattutto in questo caso, avrebbe effetti negativi, forse addirittura di più che con un sistema proporzionale, e dunque è un altro effetto distorsivo di cui si dovrebbe tenere conto. Il vero vantaggio del maggioritario, però, sarebbe quello di legare l’eletto al suo territorio, e meno al suo partito, favorendo la rappresentatività, non solo quello di eventualmente favorire una maggiore governabilità. Comunque rimane il problema, però. Infatti, con la riduzione dei parlamentari la rappresentatività è ridotta in entrambi i casi, i partiti più piccoli probabilmente scomparirebbero, a meno di non farsi assorbire in quelli più grandi (cosa che in effetti succede in USA), ed è questo il vero problema, non tanto tra proporzionale e maggioritario.


#8

Sono parzialmente d’accordo, da un lato troverei maggiormente democratica l’elezione del deputato singolarmente votato per circoscrizione. Dall’altro guardando poi alla formazione del Parlamento, ci si potrebbe trovare con una varietà di deputati anche estremamente disomogenei, con gruppi parlamentari di una varietà estrema, che a parer mio porterebbe solamente ai soliti accordicchi ed a governi mai con una linea precisa, finendo per quasi isolare i deputati in minoranza.


#9

Direi che il rischio di accordichi sia minimo, perché il deputato sarebbe legato alla circoscrizione, non al partito. Piuttosto ci sarebbe senz’altro il baratto di interessi, quid pro quo tra i deputati, ognuno a favore degli propri elettori, a discapito di argomenti più “alti” forse, ma ci sarebbe comunque un ritorno in quanto a soddisfazione dei bisogni più sentiti dalla popolazione, che mi pare il primo compito del parlamento. Esiste sempre il rischio di radicalizzazione delle posizioni se però i partiti presenti siano pochi (vedi Repubblicani Trumpiani contro Democratici in USA), ma forse solo in una repubblica presidenziale, una delle proposte purtroppo portata avanti da Salvini, dove si crea un perno che può rubare autorità al parlamento.


#10

Leggendo i commenti, tutti molto equilibrati, mi rendo conto che c’è un contrasto molto articolato tra l’esigenza di rendere l’Italia un Paese più governabile e una tendenza, molto minoritaria, di rendere il voto espressione delle diverse realtà e attese dei cittadini. Propendo per la seconda aspettativa, essendo cittadino di una penisola diversa da nord a sud nella ricchezza e nelle opportunità. Con diverse esigenze politiche, dalla redistribuzione di ricchezza alla creazione delle condizioni minime di coesistenza. La conciliazione di tutto questo, tra un sistema elettorale maggioritario ed uno proporzionale non tocca a me elaborarla, sono un semplice cittadino; so che devo essere rappresentato e non accade, in questi anni.


#11

Sono d’accordo con Silvio Frasca. Il sistema uninominale schiaccia la rappresentanza verso il centro (se il 60% degli elettori fossero contrari ai diritti dei migranti, nessun politico li difenderebbe, perché sarebbe certamente non eletto). Il sistema uninominale ha funzionato bene in passato in UK perché c’erano questioni su cui la stragrande maggioranza degli elettori era d’accordo: soprattutto la difesa dell’Impero, prima come entità territoriale, poi come monopolio commerciale e finanziario supportato dalla forza militare e di intelligence. Si trattava quindi di scegliere solo se migliorare le refezioni scolastiche o l’addobbo delle corse di cavalli. Non a caso va in crisi oggi: la brexit ha fatto saltare delle certezze condivise.In un Paese in cui c’è una borghesia debole e incline all’illegalità e una popolazione divisa fra la richiesta di profonde riforme e l’illusione di soluzioni autoritarie, il sistena perfettamente proporzionale è quello che non solo garantisce la miglior rappresentatività ma anche la necessaria flessibilità nella ricerca dei compromessi che rendono possibile la governabilità nelle condizioni date.
Il sistema proporzionale italiano negli anni '70 resse a traumi come la strage di Piazza Fontana (e tutte le altre), lo shock petrolifero (con le domeniche a piedi e le auto ferme), l’inflazione a 2 cifre, l’assassinio di Aldo Moro e della sua scorta. Le percentuali dei votanti erano vicine al 90% degli aventi diritto, e si potevano eleggere deputati con poco più dell’1% dei votanti. Poi venne la stagione delle “riforme” maggioritarie, purtroppo appoggiate anche da PCI-PDS-DS-PD, che erano in realtà tentativi di svuotare la Costituzione tacitando le minoranze fastidiose (ma la stessa Resistenza era nata dalla lotta di minoranze infime, e questo i Costituenti lo sapevano benissimo, perché da lì molti venivano).