Democrazia, elezioni ed affluenza: opinioni su una proposta radicale


#1

Premesso che la seguente proposta nasce dal desiderio di non arrendersi all’ineluttabilità del calo di affluenza che caratterizza in occasione di un qualsiasi appuntamento elettorale gran parte delle Democrazie occidentali Italia compresa, e dalla considerazione che la partecipazione popolare è uno degli elementi fondanti delle Democrazie stesse…

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate della possibilità di contrastare questo fenomeno attraverso una misura che introduca una penalità fiscale progressiva per quanti, pur avendo il diritto e la possibilità di esprimere il proprio consenso/dissenso (non ritirando una scheda, lasciandola bianca o annullandola), non si rechino al seggio in occasione di Politiche ed Europee.

Avete qualche dubbio? Io pochi: da quando troviamo liste che nel proprio programma (europeo così come nazionale) includono misure fiscalmente incisive prive di progressività, l’astensionismo con percentuali oltre il 30% giustificano pienamente, a mio giudizio, una maggiore e più incisiva attività di contrasto.

L’investire quanto ritornato nel sistema educativo primario completerebbe idealmente la formulazione di una proposta che intende nella sostanza riavviare un motore che da troppo tempo, con un progressivo arretramento dello Stato, sembra procedere per inerzia.

Mirco Guietti


#2

Secondo avrebbe più senso ribaltare la prospettiva, favorendo - seriamente - chi vuole votare e ha difficoltà a farlo (vd. biglietti per fuori sede, residenti all’estero, ma anche chi ha bisogno di assistenza per recarsi ai seggi, ecc).

Far pagare una tassa a chi non si avvale di un diritto, mi sembra un po’ troppo.


#3

Grazie per la risposta. Il punto é che votare sarebbe anche un Dovere, oltre che un Diritto, almeno teoricamente. Per questo motivo lascerei intatto l’impianto. Ma parte del ritorno economico potrebbe essere destinata a rendere più agevole l’esercizio del voto stesso, in effetti


#4

Dal punto di vista morale, nel senso di doveri verso la comunità da cui uno riceve, concordo, ma dal punto di vista pratico, no. Non si può legiferare la moralità; è un po’ come dire che i gay o le coppie di fatto sono fuorilegge. La democrazia, poi, è basata sulla libertà. Piuttosto, sì a facilitazioni per chi vuole raggiungere la propria città, o meglio, rendere possibile votare ovunque ci si trova, previo registrazione. In ogni caso, credo che molti che non votano abbiano un atteggiamento negativo verso la politica, senza analisi o approfondimento, e potrebbero andare semplicemente ad ingrossare le fila di chi vota il demagogico di turno. In questo senso, servirebbe di più garantire il diritto alla presenza mediatica anche per i gruppi meno potenti, tipo Possibile, per fare capire che altre scelte sono possibili.


#5

Ci sarebbero, ad esempio, i sovranisti puri, quelli che vogliono la rescissione dei trattati dell’UE e che pensano che le votazioni per il parlamento europeo siano inutili perché i deputati non hanno potere legislativo, che lo ha la Commissione Europea. Hanno diritto a non andare a votare?


#6

Capisco perfettamente, ma per chi scrive il non recarsi ad un seggio ha sempre un costo in termini civili.
Se qualcuno non solo non intende ritirare la scheda al seggio ma non vuole proprio presentarsi allo stesso ovviamente è libero di farlo: ciò però non esclude che a questa posizione possa e debba corrispondere una penalità, dato che, comunque la si pensi, facciamo tutti parte di una collettività. La moralità non c’entra.
(gli italiani residenti all’estero fanno parte di questa comunità? probabilmente no)
Ovviamente il senso di questa proposta è di fare un investimento di lungo termine sulla rappresentatività della nostra Democrazia. Sulla necessaria Educazione di qualità siamo d’accordo. Per questo le legherei.


#7

Aggiungo che chi si dichiara sovranista è tale se considera quella italiana una comunità. Il seggio è parte di quella comunità, non quello che si va a votare (o a non votare, o annullando la scheda, o lasciando la scheda bianca). Ma credo rappresenti più un problema di abitudini che culturale.
Il problema culturale è quello, enorme, che una proposta del genere vorrebbe contrastare.


#8

Se non sbaglio (ma da controllare) in Brasile votare è obbligatorio, non so se sono previste sanzioni. In Italia mi lascia perplesso e molto.


#9

Visti i recenti risultati in Brasile (Bolsenero…) viene da pensare che l’obbligo di voto non porta sempre bene, come avevo già ipotizzato io.


#10

lo è anche in Lussemburgo e Belgio. Comunque io credo che la partecipazione di massa alle elezioni sia sempre un bene, anche quando chi vota (ma potrebbe, ripeto, non ritirare la scheda, votare scheda bianca, annullare la scheda…) non vota chi voglio io.


#11

Intanto c’è sicuramente bisogno di rendere più facile la partecipazione per chi studia o lavora fuori sede.


#12

Io propenderei per conferire una agevolazione (non necessariamente monetizzabile) a chi partecipa al voto.
In più propenderei alla situazione che uno si deve iscrivere alle liste elettorali come negli Usa.


#13

come potrebbe essere un (giusto) titolo in più spendibile in un concorso pubblico? Beh, la trovo una proposta molto interessante!


#14

Non va sottovalutata l’astensione nè tacciandola di disinteresse o peggio criminalizzandola. Molti degli astenuti si mobilitano diversamente o fanno parte di associazioni, non votando esprimono un disagio. Non tutti hanno la passione politica per valutare le alternative ai partiti “mainstream”, anche a causa di responsabilità dell’informazione, per cui bisogna fare lo sforzo di andare incontro ai disillusi senza pretendere che loro si avvicinino a noi. Bisogna essere indulgenti per recuperarli, costringere non mi sembra una buona idea oltre che funzionale solo alla mentalità del voto utile.


#15

No, l’obbligo d’iscriversi come negli USA può sembrare un modo per responsabilizzare l’elettore ma di fatto serve solo ad escludere le fasce più deboli (vedi tipo in Alabama, per limitare i neri). Del resto in USA si fa così non esistendo l’anagrafe di residenza, né locale né nazionale, e dunque serve per sapere chi e quanti devono votare. In Italia questa esigenza non c’è.


#16

Se dessi punti per i concorsi ai votanti, tanta gente voterebbe due volte, non una, ma il punto è portare la gente ad un voto consapevole, frutto di una scelta, magari “sbagliata” ma comunque una scelta cosciente.


#17

Purtroppo quella dove spontanemente si presentano alle elezioni una maggioranza di persone motivate e informate non è la società che abbiamo e quella in cui gran parte delle Democrazie occidentali vivono.
Naturalmente possiamo continuare a sostenere la (validissima!) posizione che va promossa Educazione e far emergere naturalmente il civismo, per arrivare però inevitabilmente a concludere che “anche oggi sarà meglio domani”.
Ci sta bene una Democrazia con un astensionismo del 50% e millemila tribù immerse nella melassa?
Anche sottrarsi a una responsabilità ha un costo, soprattutto quando si decidono orientamenti impattanti su più di una generazione. E un seggio non è il quesito, ma parte della collettività che in troppi disertano.


#18

il seggio non è il quesito, ma è parte della comunità che lo istituisce. La metà degli italiani si chiama fuori da questa comunità, anche nel momento in cui si prendono decisioni che riguardano più generazioni. Continuare a non dare il giusto valore a questa responsabilità lo trovo un grave errore


#19

È evidentemente un problema tipico delle società economicamente avanzate, vedi gli USA, ma adesso incredibilmente anche in Scandinavia. Per qualche motivo tanta gente ritiene di non poter influire sul risultato, c’è alienazione dalla comunità politica, per non dire anche sociale. La soluzione è convincere la gente che chi non investe nella società, anche votando, ci perde,Bo peggio, fa decidere gli altri a posto suo, cui deve ingoiare, volente o nolente, le scelte. Vorrei sapere come si fa risolvere questo problema.


#20

Ma nessuno dice che non sia una scelta sbagliata, ma non sempre è sinonimo di chiamarsi fuori o “fregarsene”, anzi. Tutto questo deriva dalla sfiducia sulla possibilità che ci siano alternative. Inoltre c’è un pregiudizio sull’utilità delle europee (alle politiche la percentuale di votanti sale a oltre il 70%). Sfatare questi pensieri è forse più difficile che convincere della bontà del proprio programma.
Comunque alle ultime europee l’affluenza è aumentata, anche notevolmente in Paesi come Francia, Germania e Spagna (dove per esempio si fanno più elezioni che “contratti di governo”).

https://risultati-elezioni.eu/affluenza/