Elezioni europee - la scelta di Possibile


#21

Non capisco in che modo la presenza dei partiti autonomisti ed indipendentisti baschi, catalani o scozzesi sia contrario ad un europa unita. Questi partiti rivendicano una nazione autonoma che stia dentro la UE e non fuori


#22

Non dico che non sia possibile, vorrei solo capire come. :slight_smile:


#23

Per quanto poco possa contare, stamattina Bordin su Radio Radicale dava per certa la confluenza di Possibile con Verdi e Pizzarotti. Ne ha solo accennato, però, parlando della mancata alleanza di questi ultimi con +Europa…


#24

In un certo senso sì, per questo prima dicevo che Possibile in teoria sarebbe il punto d’incontro tra la parte “Greens” di quell’eurogruppo, la “S” di S&D (dove siamo adesso) e le parti più internazionaliste della Sinistra Europea.

Tra l’altro, non è detto che il prossimo europarlamento sarà uguale a quello attuale, in termini di Eurogruppi. Per dire, EFDD è molto probabile che non esisterà più, o per esempio è possibile che si formerà il famoso gruppo Primavera Europea, in caso dovesse riuscire a eleggere abbastanza deputati in abbastanza paesi.

Allo stato attuale, forse il soggetto più simile al nostro in giro per l’Europa è Génération.s, fondato da Hamon un paio d’anni fa, che tra l’altro è entrato in DiEM25 a dicembre 2017.


#25

Permettimi @Messalla di dirti però che profitto come unico obiettivo e gestione lungimirante delle risorse non vanno a braccetto. Finché sarà possibile (e io temo lo sarà sempre) ottenere un profitto più alto da un uso “predatorio” delle risorse, lo si farà. Pensare che un regime capitalista e liberista sia in grado definire una struttura di penalizzazioni tale da rendere impossibile che “il libero mercato” si comporti come gli è naturale è una contraddizione in termini.

Se posso @flavio.cosenza.42513 , la nostra stella cometa dovrebbe essere quella di portare sempre più parte della sinistra a smetterla con i personalismi e i tatticismi (in cui peraltro è scarsa come pochi) e iniziare, come noi e con noi, a discutere sui temi . Noi lo abbiamo fatto e ne è scaturito un bellissimo documento: il nostro Manifesto ma il vero valore di quel documento non sono i contenuti ma il metodo con cui lo si è costruito.
Dal punto di vista dei contenuti, nello scenario politico italiano, non c’è niente di nuovo da decenni e le grandi innovazioni: il partito-azienda (FI), il partito con primarie aperte (PD), il partito sul web (M5S) sono state innovazioni (non uso volutamente la parola “miglioramenti”) di metodo. Possibile nasce con lo spirito di portare un’altra innovazione: uso del web che non sia però esclusivo di una elaborazione reale, ampia e competente sui temi, coinvolgimento e valorizzazione di chi da sempre si occupa di temi specifici (democrazia partecipativa, ecologia, diritti LGBTI etc.).
Noi con questi veti incrociati non abbiamo nulla a che fare e schierarsi con chi li pone legittima questo modo di fare.


#27

Sono ovviamente d’accordo con te, infatti ritengo necessari entrambi i lati della questione, quello destruens e quello costruens. Inoltre, mi sembra proprio che questo tenere insieme i due lati della questione debba appartenere al “terzo spazio”; vorrei usare come esempio la campagna elettorale di Liberi Uguali in cui, al contrario, la questione ambientale è sempre stata ridotta a “foglioline” moraleggianti: su tutti ricordo pessimi interventi della De Petris, della Boldrini e anche del buon Fratoianni. Mi sbaglierò, ma li vedo accumunati da una stessa cultura politica di “protezione e conservazione dell’ambiente” che raramente si avventura lungo le strade dell’investimento o sulle forme ibride di green economy.

Se posso permettermi di consigliare una lettura un pochino eretica, nel senso che parte da presupposti comunque liberisti, vorrei citare Capitalismo Naturale di Paul Hawken.


#28

Suppongo che la conservazione di culture, lingue e in generale autonomie si concili ottimamente con l’europeismo, nel senso che è proprio a partire dal postulato di una comune appartenenza europea che si possono salvaguardare le autonomie; autonomie di cultura attenzione, non di confine! È lo stesso discorso, per esempio, del problema dell’egemonia linguistica dell’inglese nell’ Unione, visto anche il caso Brexit.


#29

La proposta di Beatrice Brignone mi sembra saggia.
Abbiamo ancora pochi giorni, ma è necessario tentare di riportare il dialogo nel terzo spazio su un livello più alto.
Spero che anche dalle altre parti prevalga lo stesso spirito.


#30

Ho seguito via Facebook il congresso di questa mattina. Credo possiamo concordare tutti (o quasi) sul fatto che sarebbe stato doveroso unire tutti coloro che hanno le stesse idee in ambito europeo, mettendo da parte veti e tatticismi. Così purtroppo non è stato ed oggi il tempo stringe. Al netto di un’eventuale miracolosa convergenza, siamo chiamati a scegliere fra due alternative, partendo però da un dato: abbiamo le personalità migliori di tutto il panorama del terzo spazio; migliori per competenza e migliori per “novità” (cosa importante per l’elettorato). Questo è un tesoro che non possiamo permetterci di disperdere, un tesoro che, senza snaturarci, dovremo riuscire a portare in Europa. Se, dunque, come dicevo, non dovesse esserci una miracolosa convergenza tra le due proposte, credo che Verdi ed Italia in comune rappresentino quanto meno un elemento di novità rispetto a partiti come Rifondazione, e, con i Verdi europei, possano non solo essere l’ala sinistra del PSE ma anche il punto d’incontro tra PSE e GUE.
Infine penso che anche queste ultime vicende abbiano evidenziato un problema di fondo. Per fare un partito occorrono delle idee salde, dei dirigenti capaci ed una base solida. Sui primi due punti non ho dubbi, ma sulla base siamo ancora lontani dall’essere percepiti dalla maggioranza delle persone. Dobbiamo compiere questo sforzo di territorialità e conquistarci un posto centrale nel “terzo spazio”, poiché unici capaci di guidarlo.


#31

Ho riascoltato tutta la seduta di ieri. Ascoltando Schlein e Brignone e’ abbastanza evidente che ognuna ha agito per quanto piu’ possibile con coerenza ma anche senza “veti”. Hanno avuto entrambe il coraggio di esprimere in pubblico le proprie posizioni, le ragioni del loro percorso in quei lunghi mesi di
lavoro passati. Sappiamo tutti e lo sanno anche loro che se siamo arrivati a questo oggi non e’ ne’ per mancanza d’impegno ne’ per via di sgambetti interni o grandi divergenze. E’ che una grande delusione dopo tanto impegno ha necessita’ di essere metabolizzata ed anche “spurgata”, tanto piu’se si ha la sensibilita’ femminile che alle volte contraddistingue. Ora pero’ urge concentrarsi su cosa fare e premere perche’ tutte loro Schlein, Brignone e Corrado giochino l’ultima carta. “Non una di meno”. E Schlein dovrebbe essere cominque sempre la nostra prima candidata.
Se fallisce il tentativo di richiesta unitaria agli altri due schieramenti e ci si affida alle votazioni delle 3 proposte sia loro che tutti noi ci dobbiamo impegnare ad accettare il risultato del voto qualunque esso sia. Tutte e tutti non uno di meno. Solo cosi’ a mio avviso il Partito si dimostrera’ all’ altezza di se’ e potra’ comunque portare a testa alta le sue istanze ovunque e con chiunque. Questo e’ un partito piccolo di dimensioni, ma carico di “sostenibilita” politica quantomeno da mostrare e rivendicare. Ci vuole coraggio e unione. Quando non si ha niente da perdere e piu’ facile metterli in pratica. Allora mettiamola in prarica prima noi di tutti gli altri che vorremmo unire. In questo contesto, ora, andiamo oltre, comunque uniti
guardando all’ Europa e solo all’Europa che sia questa, quella o l’altra strada l’indomani di


#32

L’email del 16/03 indica che tra oggi e domani dovrebbe svolgersi un voto, mediante il quale individuare, suppongo, in maniera definitiva come si preferisca procedere riguardo alle europee. Ma il sondaggio non lo vedo. Qualcuno ne sa qualcosa?


#33

Ieri la Segreteria, senza che nessuno ne sapesse nulla, ha chiesto altri 5 giorni di tempo per un ultimo tentativo di unificare i Verdi da un lato e la sinistra dall’altro.
Quindi per ora non c’è nessuna scelta da fare perché ci si illude di riuscire in 5 giorni a ottenere quello che non si è ottenuto in 10 mesi.
La tattica di riproporre la stessa ricetta e sperare che venga accettata solo perché ci si avvicina alla deadline sembra un po’ quella della May col deal per la Brexit. Finora Theresa non ha avuto fortuna, speriamo ce l’abbia Beatrice…


#34

E’ difficile non condividere il concetto che solo uniti si può vincere, per cui attendiamo l’utimo tentativo . Detto questo, avrei preferito che si fosse messo, in risalto le differenze fra le varie anime di questa sinistra, differenze che tutto sommato non mi sembrano tali da rinunciare ad unirsi per raggiungere un certo peso politico e al contrario dividersi per non contare alcunchè.


#35

Una differenza c’è. L’idea è di proporre una lista “femmina” coordinata da Corrado, Brignone, Falcone, Muroni e altre in cui le sigle scompaiano così come i simboli, addirittura si è ipotizzata una raccolta firme (ovviamente molto difficile) per sciogliere il nodo della famiglia politica.


#36

Non ho lasciato il PD nel 2015 e ho seguito Pippo in questa iniziativa politica per “vincere”. Non c’e’ mai stata l’ansia da prestazione in Possibile, e’ proprio l’atteggiamento con cui abbiamo misurato la distanza dalle altre forze politiche, legate ai sondaggi proposti nei vari talk-show. Abbiamo invece cercato di creare qualcosa capace di “accogliere”, di dare voce a chi non ne ha, di saper ascoltare chi non e’ mai stato ascoltato.
Il riscontro elettorale non e’ mai stata la nostra stella polare.
E mi ritrovo a leggere post intrisi della piu’ bieca vecchia politica, in cui si disattendono tutti i nostri buoni principi per di avere un “successo” elettorale. Rinunciamo alla nostra anima pur di entrare in un listone che non si sa neanche quanto successo potra’ avere nel nostro paese. Mi pare che nulla sia cambiato rispetto all’esperienza di LEU, che non ne abbiamo tratto alcun insegnamento.
E a ogni elezione ci condanniamo a vendere l’anima rincorrendo chimerici cartelloni elettorali, sgretolando il lavoro fatto giorno per giorno, porta porta, rischiando di perdere l’immagine che a fatica ci eravamo costruiti, omolagandoci a questa rincorsa affannosa di una presenza in un listino.


#37

Definire +Europa di centrodestra, considerando tutte le altre formazioni politiche che ci sono in Italia e nel Parlamento Europeo, mi pare proprio spaccare il capello. Allora Emma Bonino è una di destra? Tanto varrebbe cominciare a escludere potenziali alleati per il colore della pelle, o peggio, delle scarpe. Questo continuo “purismo”, anziché considerare l’essere contigui, seppure nella diversità, politicamente un fattore positivo, ma piuttosto rimanere divisi, e totalmente insignificanti politicamente, non è idealismo, è supponenza. Da notare che nelle democrazie più efficienti, non necessariamente in paesi migliore tengo a precisare, i grandi partiti contengono elementi che spaziano come pareri, senza che debbano spaccarsi in tante piccoli correnti, ma la sinistra in Italia questo non lo capirà mai.


#38

No, questo rimanere sull’Aventino per un supposto idealismo è quello che rende del tutto inutile l’esistenza di partitini come Possibile. Io mi ci sono iscritto perché ritenevo validi i principi di base, ma non può interessare a me, come non può interessare all’elettorato in generale, un gruppetto arroccato su posizioni con distinzioni da lana caprina, che non hanno la forza, non dico di imporre le proprie idee, ma neanche la possibilità (quale ironia…) di influenzare le scelte politiche. Non ci sono alleati con i quali poter combattere una battaglia politica, per arrivare ad una rappresentanza che dia voce alle nostre istanze? Allora tanto vale sciogliere l’adunanza. Affiancare però non vuol dire salire sul carro del vincitore, ma trovare come sostenere delle politiche che siano le più vicine possibili (nomen omen) a ciò che vorremmo noi. Di certo non auspico un apparentamento con il PD; tanto vale iscriversi al PD! Però trovare che ci dia spazio, che vuole dire darci voce, non è impossibile. Altrimenti facciamo solo aria fritta, perché stare sull’Olimpo e guardare con disprezzo e distinzione i poveri mortali che si dibattono nella valle, non è idealismo, ma solo supponenza.


#39

Guarda, forse mi sono lasciato prendere la mano dalla metafora che volevo usare, ma sarei il primo ad essere contento di essermi sbagliato se la Segretaria davvero riuscisse nel suo tentativo.
Solo, permettimi di essere scettico sulle possibilità di riuscita e, se davvero si facesse il listone unico, che sia qualcosa di davvero diverso dal carrozzone rattoppato che si è rivelato LEU.

Magari sono troppo naif e schematico io, non avendo mai fatto vita di partito finora, ma convocare una riunione dicendo agli iscritti che si dovrà scegliere tra A e B (Verdi vs. GUE), lasciando socchiusa la porta per un’opzione C (non presentarsi e appoggiare singoli candidati, nel nostro caso) e poi aprire i lavori proponendo quasi esclusivamente le opzioni D ed E (tentativo unitario in extremis e magari raccolta firme per questo) mi sembra un po’ una mancanza di rispetto e di chiarezza nei nostri confronti (e passi), ma anche in quelli di Elly, che si è fatta un mazzo tanto e anche lei scopre il ribaltamento di linea poco prima di iniziare…


#40

E come puo’ essere i listone unico qualcosa di diverso dal “carrozzone rattoppato che era Leu” ?
nasce con gli stessi presupposti, nasce con gli stessi scopi, nasce sugli stessi errori, nasce con le stesse prospettive, nasce con gli stessi volti noti, nasce nello stesso contesto emotivo: l’ansia di “non restare soli”.

Pero’ questo giro e’ diverso.


#41

Allora tutto questo nostro chiacchiericcio è inutile, aria fritta. La politica è l’arte del possibile (dice qualcosa?), seppure mirando ad un obbiettivo ideale. Ma secondo troppi, o tutto o niente. Allora che ci stiamo a fare? Qui si si discute a quale gruppo aggregarsi al Parlamento Europeo, quando abbiamo per ora zero possibilità di entrarci! Troppi non capiscono poi che tra Di Maio e Salvini abbiamo i barbari, non alle porte, ma in casa! Però questi vogliono stare a discutere se il partito deve scegliere le spade o le alabarde, oppure la purezza delle mani nude, per combattere. Quegli altri nel frattempo non aspettano. L’accusa di voto utile è degna solo di Salvini; bisogna creare un raggruppamento che funzioni, questo sì, e ciò comporta delle scelte. Ho abbandonato il PD di Renzi (che nonostante Zingaretti è ancora pieno di renziani), e cerco una confraternita che possa dare voce alle istanze cui Possibile è portabandiera, ma non mi sta bene isolarmi nel deserto, tipo San Giovanni Battista, nell’ attesa improbabile di un Messia. Se e quando verrà, ben venga, ma nel frattempo, la guerra politica è qui e ora. Di certo sosterrò Elly Schlein se se ne presenta la possibilità, ma mi pare che tutte queste discussioni pseudo teologiche le stanno anche togliendo il terreno sotto i piedi. Pensateci.