L'Avventino non è l'Olimpo


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Visto l’andazzo della politica italiana di questi tempi, comincio a chiedermi seriamente quale sia lo scopo, la mission (per dirla con un termine alla moda…), il peso di Possibile. Allo stato, zero, come già commentato il 3 gennaio da chi ha scritto “La sinistra che non c’è”. Certo, Benedetta Brignone ha elencato dei progetti, anche radicali, e che valgono, ma chi ci sta dando ascolto? Fare gruppetto a parte, stilare un programma individuale, come fa anche SD serve? Avrei sperato che Possibile, se non avesse avuto vita politica autonoma, almeno potesse essere capofila (o almeno partner egalitario) di un’alleanza solida, perché essere solo un gregario di coda, semisconosciuto e misero come numeri, non giustifica la propria esistenza, ma finora non vedo nulla di concreto all’orizzonte. Certo, il nostro programma suona bene (anche se avrei parlato di parità di diritti, e magari vera protezione dai femminicidi, e non di “femminismo”; mica è un partito di solo donne), ma perché un numero sufficiente di elettori dovrebbero preferirci rispetto agli altri? Abbiamo delle proposte talmente originali da fare colpo sull’elettorato? Oppure ci indirizziamo a soluzioni che non contemplano quelli terra-terra della gente comune vorrebbe sentirsi dire? Sicuramente non possiamo seguire la tattica della “pancia a terra”, dare al popolo (soprattutto quello più becero) quello che vuole, tipo in pasto alle belve al Colosseo, alla Salvini per intenderci (e un po’ anche alla Di Maio…), ma bisogna tenere conto che questa è l’avversario politico da battere. Non siamo in lotta con i progressisti, gli idealisti, ma contro una politica di reazione, di istigazione alla paura, quasi del voto di scambio, moralmente parlando, e che questa allo stato attuale detiene praticamente la maggioranza assoluta dei voti. Noi stiamo fin troppo a discutere del sesso degli angeli, o peggio, di quanti angeli c’entrano sulla punta di uno spillo, mentre l’Italia-Titanic affonda. Mi pare che facciamo come J.J. Astor, uomo ricchissimo, che per eccesso di nobiltà non salì su una scialuppa del Titanic, e morì. La politica è l’arte del possibile, e come tale va valutata l’azione di un “partito”. Se vedessi il simbolo di Possibile sulla scheda elettorale, affiancato magari da altri che potrebbero darci la vera speranza di un risultato cumulativo oltre la soglia necessaria, allora potrebbe avere il mio voto. Altrimenti no. Siamo, storicamente, un po’ di nuovo alla battaglia di Tours, oppure quella di Vienna o Lepanto se preferite, ma il nemico questo volta è ancora più pericoloso perché è già tra di noi. Non credo che avrei lo stomaco di votare ancora PD, turandomi il naso alla Montanelli, ma certo vedrò di fare fronte comune con chi può battere quest’onda venefica che sta infettando l’Italia e la politica italiana. Il tempo delle disquisizioni, dei settarismi che sono una malattia della sinistra, deve finire, perché che vinca ancora uno che conta un Orban fra i suoi amici, per il quale il razzismo e una mentalità fascistoide sono normali, mentre noi stiamo isolati in gruppetti auto-esaltanti della propria identità idealista, proprio non mi va giù.